Salerno, martedì 27 dicembre ore 20,30 – Chiesa di San Giorgio – Ingresso euro 15 ridotto euro 10 ticketone.

SALERNO CLASSICA

L’ Associazione Gestione Musica

PRESENTA

Canti Dal Mondo

In Christmas time

Candle concert con il Trio Akkorde

Salerno, martedì 27 dicembre ore 20,30 – Chiesa di San Giorgio – Ingresso euro 15 ridotto euro 10 ticketone. Info.www.salernoclassica.it – cell.:+39 3928435584 – salernoclassica@gmail.com

Canti dal Mondo con il Trio Akkorde

Martedì 27 dicembre, alle ore 20,30, l’Associazione Gestione Musica offre un suggestivo candle-concert nella chiesa di San Giorgio che vedrà protagonisti il soprano Antonella De Chiara in trio con Armando Rizzo alla fisarmonica e Francesco D’Arcangelo al violoncello   

Archiviato il Dicembre Sacro di Salerno Classica, l’Associazione Gestione Musica, guidata dal cellista Francesco D’Arcangelo, che la porta a spaziare tra i diversi generi musicali e prestigiosi ospiti, puntando a recuperare i valori della musica in un’ottica di dinamicità, innovazione, esperienza e dialogo, che ha portato la direzione ad ottenere il finanziamento dal Fondo unico per lo Spettacolo per un triennio andrà a chiudere questo 2022 con due candle concert. Il primo concerto, dal titolo “Canti dal Mondo” si svolgerà martedì 27 dicembre

nella Chiesa di San Giorgio alle ore 20,30, e saluterà protagonista il Trio Akkorde, che schiera il soprano Antonella De Chiara, il fisarmonicista Armando Rizzo e lo stesso Francesco D’Arcangelo al violoncello. La serata verrà inaugurata da “White Christmas” una song composta nel 1942 da Irvin Berlin, cantato poi,  da Bing Crosby ne ha fatto uno dei suoi più grandi successi, ed ha reso la canzone un vero classico natalizio, al pari di brani più antichi quali Adeste Fideles o Silent Night. Tra le canzoni che hanno segnato la carriera di Edith Piaf c’è “La vie en rose”, dedicata al suo grande amore perduto ma forse, più precisamente dovremo dire che è dedicata ad ella stessa, alla sua forza e ottimismo nell’affrontare la vita. Nel 1944 l’artista aveva conosciuto e si era innamorata del collega Yves Montand, con il quale si era esibita anche al Moulin Rouge. La Piaf aiutò in modo concreto l’artista ma, una volta raggiunta la notorietà Montand la lasciò. Ferita nell’animo, ancora una volta, l’artista compose i versi della canzone che, terminato il secondo conflitto mondiale, diventerà per i francesi l’inno alla vita. Seguirà “Bésame Mucho”, della messicana Consuelo Velàzquez una canzone che negli anni Cinquanta il direttore d’orchestra Xavier Cugat divenne celebre soprattutto in versione Rumba. E siamo alla

colonna sonora de’ Il Padrino, di Nino Rota, nella versione cantata “Parla più piano”, prima di passare ad una romanza da grandi tenori “Non ti scordar di me” di Ernesto De Curtis su testo di Domenico Fumò, lanciata nel 1935 da Beniamino Gigli. Intermezzo strumentale con la colonna sonora del film Il Postino scritta da Luis Bacalov, per la quale vinse l’Oscar nella categoria “Miglior colonna sonora”. Nel 2013, Bacalov riconobbe la paternità delle canzoni incise anche a Sergio Endrigo, Riccardo Del Turco e Paolo Margheri, dopo un processo giudiziario con gli eredi di Endrigo. La track list è un mix di fisarmonica, clarinetto, quartetto d’archi e pianoforte, che porta su un altro mondo. Il sound è tipicamente nostrano, che identifica l’italianità della pellicola. Gli strumenti si mantengono su una stessa linea, senza esagerare nel produrre il suono: una semplicità che caratterizzava anche il buon Troisi e che è rimasta nel cuore di tutti i cinefili. Omaggio a George Gershwin con “The Man I love”, una rilettura particolare con una particolare idea di suono, resta un altro parametro che sollecita parallelismi con la ricerca linguistica del Novecento eurocolto, in cui tanto valore è attribuito al colore, al timbro. Un’idea di suono intesa, quella che verrà ricercata, come la voce personale degli artisti e riflettenti quella dialettica voce-strumento, strumento-voce capace di allargare a proprio piacimento la tavolozza sonora, proiettando avanti il linguaggio, senza perdere di vista aspetti essenziali del campo artistico di appartenenza. Il tema di “Colazione da Tiffany”, l’estatica melodia di “Moon River”, firmata da Henry Mancini, prima di ritornare allo strumentale con “Vuelvo al Sur”, un meraviglioso e struggente tango la cui musica è stata composta da Astor Piazzolla e il testo da Fernando Solanas. Fa parte della colonna sonora del film Sur di cui è regista lo stesso Fernando Solanas e parla del ritorno, alla fine della dittatura, in Argentina. Finale napoletano, con “Fenesta vascia”, un  successo trascritto da Guglielmo Cottrau , di una canzone per la quale si è parlato del Seicento e del Settecento, probabilmente perché le prime due strofe costituiscono il testo di un canto popolare riportato anche da Molinaro Del Chiaro nella sua raccolta, Tuttavia, l’andamento del brano, così come è conosciuto e amato, sembra essere decisamente ottocentesco e “Palomma ‘e notte”, il cui testo è imperniato intorno ad una farfalla che, abbagliata dalla fiamma di un lume, rischia di bruciarsi le ali; Di Giacomo l’autore della canzone, per aiutarla a salvarsi, finisce per bruciarsi anch’egli, in una metafora perfetta di quell’amore, il suo, per la giovane Avignano, così “sbagliato”, soprattutto per quei tempi, eppure che è stato capace di vincere qualunque avversità. La fisarmonica sola chiuderà, con “Tango pour Claude”. Galliano, infatti, riesce a evocare e creare immagini, con fervido umore e sentimento, di una toponomastica parigina che abbraccia musica, tradizione, sogni e nostalgie. La Senna scorre attraverso la sua musica, testimone oculare di anime jazz riparate a Parigi, di fumosi club tzigani, di attori e scrittori persi nella loro arte e vita e Armando Rizzo evocherà proprio il brano che lanciò Galliano come pupillo di Astor Piazzolla, “Tango pour Claude”. Quindi, la serata terminerà con “I’ te vurria vasà” canzone simbolo dell’amore infelice dell’autore Vincenzo Russo, un modesto calzolaio, per Enrichetta Marchese. L’unione tra lo spiantato poeta e la ragazza, figlia di un gioielliere, era fortemente osteggiata dalla famiglia di lei, nonostante l’amore di Russo fosse corrisposto. I versi, composti sul finire del 1899 da Russo, furono musicati tra il 1º e il 2 gennaio 1900 da Eduardo di Capua, autore, tra l’altro, di “’O sole mio”, in pratica, il secondo inno d’Italia, che sigillerà il concerto.

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