

Un fronte laico delle forze in città e provincia, per una corretta informazione. “Conoscere per deliberare” (Luigi Einaudi)
Il Coordinamento dei Comitati per il SÌ al prossimo Referendum sulla riforma della Giustizia si propone di diffondere informazioni chiare e trasparenti sul quesito referendario e venerdì 13 marzo alle 17.00 ha organizzato un incontro pubblico aperto alla cittadinanza presso il Palazzo della Provincia di Salerno. Interverranno l’avvocato Giandomenico Caiazza (presidente del Comitato Si Separa), il professore Luigi Kalb (docente di procedura penale della Università di Salerno) e l’imprenditore Pietro Cavallotti (in collegamento dalla Sicilia). L’incontro vedrà i saluti di tutti i comitati partecipanti: Silverio Sica per il Comitato popolare per il sì, Antonluca Cuoco per il Comitato Giustizia Sì, Valeria D’Amato per il comitato Ora si riforma, Rino Avella per il Comitato Giuliano Vassalli, Donato Salzano per i comitati civici radicali referendari, Massimo Corsale per il comitato Finalmente si cambia, Cecchino Cacciatore dei promotori Sinistra per il Sì e Luigi Apicella di Ora.
Al centro della consultazione c’è un tema apparentemente tecnico/giuridico, ma che in realtà riguarda tutti, non solo gli addetti ai lavori, come già il caso Tortora ci ha insegnato. La “Giustizia Giusta” si realizza a partire dalla separazione delle carriere tra magistrati requirenti (pubblici ministeri, promuovono l’accusa) e magistrati giudicanti (che pronunciano le sentenze): ciò non a caso accade in tutti i Paesi di democrazia liberale che aderiscono al Consiglio d’Europa (ad eccezione, appunto di Italia, Romania, Bulgaria e Turchia) e si completa attraverso la costituzione di due distinti CSM per rendere strutturalmente separate le carriere ed impedire ogni tipo di condizionamento delle magistrature associate nei giudizi e nelle future composizioni degli organi di controllo.
La terzietà del giudice non è una formula astratta ma, anzi, così come voluta da Giuliano Vassalli (Socialista e medaglia d’argento alla Resistenza) e sostenuta dalle ragioni anche di Giovanni Falcone, è la condizione essenziale perché la giurisdizione sia indipendente e imparziale.
Il giudice deve essere distinto da chi promuove l’accusa, libero da vincoli, condizionamenti e appartenenze e deve essere ma soprattutto, apparire davvero tale. Solo con carriere separate si costruisce un processo equo, in cui chi decide è un soggetto davvero terzo che si pone quale argine degli eventuali abusi di una delle due parti nel processo. È questo l’equilibrio che tutela i diritti di tutti e rende la giustizia uno strumento di garanzia per chi viene giudicato, non di potere per chi accusa e giudica.










