
V ertenza Fonderie Pisano Pisano: “Profondamente delusi per il no della Regione” In merito all’incontro che si è svolto stamattina negli uffici regionali di Salerno con il dottore Antonello Barretta, direttore generale del Settore Ambiente della Regione, coadiuvato dalla dottoressa Giuseppina Sessa, l’amministratore delegato delle Fonderie Pisano, Ciro Pisano, che era assistito dall’avvocato Lorenzo Lentini, dichiara quanto segue: «Siamo profondamente delusi dall’esito. Siamo intervenuti a questo appuntamento su invito del Ministero delle Imprese che, in un recente incontro a Roma, aveva sollecitato l’avvio di colloqui costruttivi tra la nostra azienda e la Regione Campania per definire percorsi condivisi per la salvaguardia dei livelli occupazionali (circa 88 lavoratori). Dal 30 ottobre 2026, infatti, gli 88 lavoratori sono senza reddito, lo stabilimento è fermo dal 25 marzo, i cubilotti sono stati già dismessi ed il relativo camino soppresso, per cui Fonderie Pisano chiede che la Regione Campania decida subito solo sulla Fase 1 di ripresa delle attività produttive, con un unico forno elettrico esistente, già autorizzato e valutato positivamente in fase ambientale (VINCA 2020) – spiega Pisano – Abbiamo trovato, però, un muro; un No aprioristico ed immotivato alla nostra semplice richiesta di una Conferenza dei Servizi che si pronunci motivatamente solo sulla Fase 1, con riserva di autorizzare gli altri due forni elettrici (Fasi 2 e 3), a valle di eventuali procedure VIA, che hanno un tempo di conclusione di oltre 12 mesi. Tale soluzione, che contempera tutela della salute e lavoratori, per una ripresa della produzione e del lavoro, in tempi brevi, non ha trovato nessun ascolto, negli interlocutori regionali. Abbiamo richiesto, pertanto, alla Regione di proporci una soluzione alternativa ma, ancora una volta, al di là di burocrazia e formalismi, non è pervenuta alcuna risposta concreta, diretta a garantire la ripresa delle attività in sicurezza ed i livelli occupazionali. Ma tenere fermo l’impianto, senza decidere – conclude Pisano – non protegge nessuno. A questo punto, l’inevitabile attivazione delle procedure di licenziamento collettivo degli 88 lavoratori di Salerno, per cessata attività, è imputabile solo alla inerzia ed alla inazione regionale, che costringe la Fonderie Pisano, suo malgrado, ad intraprendere tale dolorosa iniziativa».
