IN ALTRE ZONE DEL SALERNITANO IN ATTO CELEBRAZIONI

A CASTEL S. GIORGIO, A S. SEVERINO, IN ALTRE ZONE DEL SALERNITANO IN ATTO CELEBRAZIONI VERSO I SANTI PATRONI. DI SCENA S. ROCCO, S. VINCENZO E LA MADONNA ASSUNTA

Sono già iniziati – a Castel S. Giorgio, nel Salernitano (retaggio dell’antico Stato di Sanseverino) i festeggiamenti e le celebrazioni in onore di S. Rocco di Montpellier, un taumaturgo invocato soprattutto nelle epidemie di peste. Il santo, con la sua assidua presenza e tramite intercessioni al Trono Divino, ha contribuito (per i credenti) ad allontanare la peste che ha attanagliato – in varie epoche storiche (particolarmente nel 1300 e nel XVII secolo) – l’intero pianeta. E come non affidarsi, nei più recenti tempi di Coronavirus; di questa pandemia (più di un’epidemia – dal Greco “diffusione”; endemia invece riguarda aree circoscritte e limitate, localizzate – donde “fenomeno endemico”) che da mesi ci toglie il sonno e moltiplica le preoccupazioni? In un recente articolo apparso sulle colonne del quotidiano “La Repubblica”, molto opportunamente il cronista ed antropologo partenopeo Marino Niola definisce il nobile francese “il signore delle epidemie” e “il virologo di Dio” – trasponendo la sua “lotta” (diciamo così) con la peste ai giorni nostri, parlando di Covid-19 e di paura del contagio. E così, nell’immaginario collettivo; nell’iconografia popolare e/o ecclesiastica, il rampollo dell’agiata schiatta (famiglia) facente capo ai Delacroix diviene “bersaglio” di tutte le preghiere dei fedeli, che ripongono tutto quanto posseggano in Rocco. Il “glorioso”, il “santo pellegrino” – come da molti è denominato. Il culto di S. Rocco, il cui dies natalis (ricorrenza) sul calendario è il 16 agosto, è antico e permeato di riti interessanti e complessi. Molti di questi hanno a che fare, anche, con i simboli del Giubileo – il primo dei quali fu indetto da papa Bonifacio VIII (avversato, per ragioni politiche – e di condanna all’esilio – da Dante Alighieri) nel 1300. Il termine prende spunto dal corno di capro ebraico – detto, infatti, “jobele” – che veniva suonato in occasioni prestigiose. Un vero e proprio… “strumento musicale”, possiamo affermare. Proprio in quanto pellegrino, Rocco – che deriverebbe l’etimo da “Hrog” o “Grog”: “uccello sacro” (forse “corvo”) – è rappresentato figurativamente abbigliato da viandante; col baculo o bastone pastorale (donde è chiamato “imbecille” – “in baculo” – colui che metaforicamente non viene sorretto dal “bastone di appoggio” dell’intelligenza). Ma il santo è identificato anche dalla conchiglia – per la cronaca, una “cappasanta” – che anticamente distingueva i pellegrini “jacopei”. Ovvero coloro che si recavano a Santiago di Compostela. Infatti – dopo il 1300 – i viandanti che si recavano a Roma erano detti “romei” (“Movesi vecchierel canuto e bianco” – sonetto di Francesco Petrarca – lo documenta con nostalgica dolcezza); coloro che percorrevano le vie di Gerusalemme, invece, erano i cosiddetti “palmieri”; ciò in quanto si ricorda l’ingresso trionfale di Gesù, a dorso di un’asina, acclamato dalle folle con rami di palma (non di ulivo) appunto nella città dove poi il Cristo subì il martirio della Croce. Infine, ecco – proprio – gli “jacopei”. Ma veniamo a noi, dopo questo deciso excursus; passiamo senza tema a descrivere i vari “appuntamenti” (soprattutto religiosi) che caratterizzeranno l’atmosfera surreale (dovuta al contagio da Sars Cov-2) di questo “S. Rocco” 2020. Già a partire da venerdì 7 agosto, ecco un ricco calendario di iniziative in suffragio del protettore e/o patrono del già citato (antico) Stato di Sanseverino; che raggruppava (e in parte ancora… “raggruppa”, dal punto di vista etnografico ed antropologico) disparate località della Valle Irno; del Sarno e – in generale – della provincia di Salerno. La devozione al nobile di Montpellier si ritrova, difatti, anche nel Fiscianese: a Penta, in particolare, questo personaggio vanta molti omaggi. Non dobbiamo, poi, dimenticare i sontuosi festeggiamenti che si vivono a Siano (Agro Nocerino). E ritorniamo a noi. Tra gli happening di maggiore rilevanza, le celebrazioni sangiorgesi “partono” (sono già partite) con l’inno al taumaturgo alle 12 del 7 agosto scorso – presso la parrocchia di S. Maria delle Grazie e S. Croce, a Castel S. Giorgio. Ricordiamo che il parroco è don Gianluca Cipolletta; che si avvale di “coadiutori”… laici quali Gennaro Cibelli, priore dell’ancestrale congrega dell’Immacolata Concezione (che organizza vari eventi, soprattutto a ridosso dell’8 dicembre), nonché lo storico locale Gaetano Izzo – sempre presente in simili occasioni; anche (ma ovviamente non solo) in qualità di fotografo. Il 7 agosto, oltre all’esecuzione dell’inno, le campane e i fuochi pirotecnici (completamente in sicurezza e/o in ottemperanza alle norme di contrasto al Covid – con facoltà di seguire un’apposita diretta streaming, sui gruppi social dell’omonimo comitato festa e proprio della parrocchia) hanno anche scandito l’esposizione della statua di Rocco. Un simulacro molto antico e di pregevole manifattura. Come anche la statua dello stesso santo, ma a Curteri di Mercato S. Severino. Dove nel 2018 è “ritornata” ad “occupare” il suo posto (già era custodita, “astrattamente”, nel cuore della comunità della frazioncina) nella chiesa di tale località, dopo il restauro che la ha vista protagonista appunto due anni orsono. Questa statua, di gusto e stile ottocentesco, misura in totale 170 centimetri, ed è realizzata con materiale ligneo. Ritornando al calendario delle attività sangiorgesi, ecco – tra mille altri appuntamenti (soprattutto religiosi, per ottemperare alla prevenzione e/o al contrasto del contagio da Sars Cov-2) – i seguenti, da chi scrive considerati più importanti e/ densi di implicazioni (ed incursioni) culturali: cominciamo con il triduo solenne del 13-14-15 del mese. Nei giorni precedenti, dal 7 agosto in poi, vi sono stati molti momenti di preghiera; consistenti soprattutto nella recita del SS. Rosario, alle 18.30, e nella susseguente celebrazione eucaristica delle 19. Sempre nei locali della parrocchia di S. Maria delle Grazie e S. Croce. Con novene e giaculatorie in onore di Rocco. Per il 13 di agosto, tutto comincia alle 19.30. Tale orario vedrà la consueta recita della più importante preghiera mariana – cioè, appunto, il Rosario – diversamente dalle occasioni precedenti (quando il Rosario è stato pronunciato un’ora prima – alle 18.30 – come sopra affermato). Alle 20, ecco la SS. Messa (con novena al santo). Per l’occasione, officerà (principalmente) il parroco di Lancusi (Fisciano; S. Martino e Quirico) don Aniello Del Regno. Al termine, un happening tra il pagano e il sacro: la distribuzione del “pane di S. Rocco”. Un simbolo della carità fraterna, dell’attenzione ai più deboli e del voler lenire i problemi; le difficoltà planetarie. Un gesto umile, di condivisione, di agape – si potrebbe definire. Celebrazione e elargizione dei panini avverranno anche il giorno dopo (venerdì 14) – con la presenza di don Giovanni Coppola (novello presbitero), a presiedere le funzioni delle 20. Sabato 15 è solennità della Vergine Assunta in Cielo. Un momento denso di mistericità e di alta teologia. Le sante Messe avranno luogo, tra varie “location”, a partire dalle 8.00 – presso il convento delle suore; dalle 8.30, alla chiesa in località Cortedomini; dalle 9.45 – alla congrega dell’Immacolata (occasione importante e sentitissima). E, ancora, ecco le funzioni solenni delle 10 (a S. Croce); delle 11 (chiesa di S. Maria delle Grazie) e, per concludere, la Messa serale alle 20.00. Stavolta, ci sarà padre Alessio Fucile (G.a.m) – a “dirigere” (diciamo così) la celebrazione stessa. Stando attenti alle restrizioni, e comunque sempre in tutta sicurezza, alle 21.30 sarà la volta di un simpatico spettacolo teatrale – da vivere e gustarsi nello spiazzo antistante la chiesa parrocchiale – a cura dei giovani del circolo/oratorio Anspi “S. Giorgio martire”. Il titolo della pièce è “Il medico dei pazzi”. Tutto si avvierà a conclusione, domenica 16 agosto: proprio la ricorrenza della morte (salita al Cielo) del giovane e nobile taumaturgo francese. Di notevole, oltre alle occasioni di preghiera previste in mattinata (con la Messa solenne delle 11 e tanto altro), la presenza – in serata – del nostro “nuovo” vescovo: mons. Andrea Bellandi. Che alle 19.45 verrà accolto in piazza Amabile, tra ali di folla e di autorità civili (soprattutto) e religiose. Da qui, partirà il corteo con il presule – verso la chiesa parrocchiale. Dopo di ciò, Bellandi consegnerà – un altro segno, un’altra simbologia – le chiavi della cittadina al patrono. Alle 20, infine, il vescovo di Salerno-Campagna-Acerno officerà una funzione solenne. Il tutto, alla presenza delle autorità; dei medici sangiorgesi; dei portatori dei simulacri (S. Rocco; S. Alfonso; S. Gerardo); dei componenti della Congrega succitata; delle varie associazioni – ecclesiastiche o non – e del popolo sangiorgese. Opportunamente in sicurezza – ripetiamo. Si procederà anche all’accensione della trentaseiesima “Fiaccola della Pace” – assieme agli “amici” della località montorese di Banzano, a S. Giorgio per tale avvenimento. Al termine, un apposito spettacolo musicale a cura della banda “Città di Castel S. Giorgio” – che si esibirà in un repertorio appunto bandistico; in un concerto. È da dirsi che anche nelle zone limitrofe, ad esempio a Mercato S. Severino, molte manifestazioni in suffragio ai santi non si sono potute – purtroppo – tenere, almeno non in maniera “ricca” e partecipata come negli scorsi anni. È il “caso” delle celebrazioni per S. Vincenzo Ferreri a S. Severino – per esempio. Nell’estate 2019 grandi furono i festeggiamenti – in chiesa (con la processione e altro) o secondo il calendario “civile” – per l’angelo dell’Apocalisse (così è denominato S. Vincenzo). Per di più, fu indetto il Giubileo “Vincenziano” – con la possibilità, da parte dei fedeli, di lucrare (per sé o per i defunti) l’indulgenza plenaria. Ciò in quanto, proprio nel 2019, è ricorso il 600simo anniversario dalla morte di questo stimato santo. Nel 2020, a causa del Coronavirus, non è stato possibile celebrare con eccessivo sfarzo la figura del potente oratore, sempre a S. Severino. È stato tuttavia stilato un breve calendario in merito: il parroco della chiesa di S. Maria delle Grazie in S. Giovanni in Parco, nella cittadina, ha inteso comunque dare un segno di speranza e di incoraggiamento – in questi tempi così surreali, sospesi, strani. Attuando degli omaggi a Vincenzo. Oltre alle numerose Messe, con le litanie al santo, don Peppino Iannone ha fatto sì che – nella chiesa adiacente al Comune (proprio S. Giovanni in Parco) – fosse allestita una piccola ma linda esposizione di oggetti e/o immagini e/o curiosità varie (anche poco conosciute) riguardo (a) S. Vincenzo. La mostra – visitabile dal 30 luglio al 2 agosto scorso – è stata materialmente realizzata dai collaboratori parrocchiali e/o da “semplici” fedeli. Tra di essi, la professionista, docente e pianista Elena Pironti. Che lavora spesso nel silenzio; nell’umiltà. E contribuisce anche alla costruzione, alla… “manifattura” dell’artistico presepe nella cappella della struttura. Ogni anno diverso, con altrettanti diversi significati (concezioni). “Argomenti” dell’esposizione vincenziana a S. Giovanni – tra molto altro: le notizie relative ai sermoni del grande predicatore spagnolo; i documenti sulle sue opere di carità; composizioni musicali liturgiche a lui ispirate; la diffusione del culto di tale personaggio e delle curiosità riguardo i miracoli e/o le reliquie. S. Vincenzo è stato omaggiato, onorato, anche nel Fiscianese. Con altre iniziative. Però – ribadiamo – non con il classico profluvio di eventi (anche “civili”) del passato anche più recente. Nel comprensorio, un po’ tutti i paesi; quasi tutte le zone hanno dovuto osservare le restrizioni dovute alla presenza del virus più strano e pazzo di questi tempi. Ad esempio la realtà della frazione Pandola, in cui molto avvertita è la devozione (popolare) a S. Anna (vestita di verde, nelle effigi che la ritraggono – a significare ed indicare la fertilità della terra ed anche delle donne; esse, anticamente – in data 26 luglio – ponevano dei contenitori pieni di orine dietro la porta, proprio allo scopo di rimanere incinte) non ha potuto “esprimersi” e propagarsi diffusamente come nelle passate edizioni. Anche la Madonna Assunta in Cielo – a ferragosto, il 15 di questo mese – venerata particolarmente nella già citata Pandola ma soprattutto nella frazione viciniore Acigliano, non potrà essere degnamente festeggiata dai Sanseverinesi. Che la amano tantissimo. E neanche può svolgersi adeguatamente la “cerimonia” (per così dire) del famosissimo e sempre attuale (sebbene ricco di antichi, magici simbolismi e di ancestrali stigmi etnografici) “Ciuccio di Fuoco” – sempre nell’Aciglianese. Che alla fine “dipende” dalle feste in onore dell’Assunta. Un retaggio contadino – legato al periodo della cosiddetta “indizione bizantina” (rinnovo dei contratti agrari nella società rurale di un tempo; il rinnovo si attuava a fine agosto o agli inizi di settembre, verso l’autunno) – che è stato ripreso da qualche decennio e riportato ai “vecchi” fasti. La tradizione è stata riportata in auge, circa dieci anni fa, dal sodalizio “San Magno”. Ed adesso, invece, ecco la nuova associazione “Beata Vergine Maria Assunta in Cielo”. Attiva e propositiva. L’evento, collegato ad altri happening collaterali, ha ripreso fiato, quota, attenzione negli ultimi anni. Attraendo – come al solito (come in passato) – centinaia di astanti, visitatori, aficionados; alcuni provenienti dalla Francia (vi è stato in atto un gemellaggio “ad hoc”, con la cittadina di Farebersviller – pochi anni fa) ed altri dal Belgio. Dove gli abitanti di Acigliano sono emigrati – negli anni scorsi – per lavorare (duramente) nelle miniere appunto belghe. Ma in cosa consiste tale tradizione? Il momento clou è, certamente, il “rogo” (diciamo così) del ciuchino (in cartapesta, in genere, tranne ai primi del 2000) con, sulla groppa, personaggi di rilevanza nazionale: nel campo della politica, della società, del costume, dello spettacolo o della storia. Un momento apotropaico (cioè di allontanamento) per bruciare le negatività e/o le criticità della quotidianità e del vissuto sociale. Bruciando, il simulacro assurge a rito sacro e/o santo – augurale; il fuoco, infatti, come l’acqua è lustrale. Fuoco e acqua hanno, in maniera diversa (anzi, opposta), lo stesso fine o scopo: purificare e mondare. Dai peccati delle collettività, come avveniva anche per la piccola e serena comunità di Acigliano. Una frazioncina che si raccoglie attorno all’ormai “anziano” albero di tiglio – in vernacolo: “a teglia”. All’accensione dell’asino, con biancali e razzi (tutti sicurissimi, “a freddo” – tengono a dire i responsabili dell’associazione “Beata Vergine Maria Assunta in Cielo”, che hanno recuperato il senso e l’importanza di tale rito estivo) seguono poi altre iniziative. Come, negli anni più recenti, un corteo di figuranti – in costumi contadini – che sfilano per la frazione; come l’attraversamento delle viuzze aciglianesi da parte di un ciuco in carne ed ossa. Ed altro, tanto altro. Allarga il cuore sapere che molti di questi appuntamenti sono organizzati da giovanissimi, coadiuvati dalla sapienza, dalla saggezza e dall’esperienza degli adulti che hanno potuto godersi gli spettacoli già dalla loro adolescenza. Per il 2020, se non fosse stato per il virus, era previsto un coinvolgimento di alcune associazioni francesi e spagnole – al fine di arricchire l’offerta culturale del ricco calendario. Tuttavia si terranno le occasioni “religiose” in vista della Madonna assunta al Cielo. Come l’apposita novena – dal 6 al 14 agosto – indirizzata all’Assunta e in atto nella chiesetta della frazioncina (ore 18.30 – per il Rosario – e 19, riguardo la Messa; parrocchia dei santi Fortunato e Magno in S. Anna, tra Pandola ed Acigliano). O come le celebrazioni all’aperto (nel piazzale di tale località) del giorno 15: alle ore 8; 10; 11 e 19. Adeguandosi alle norme anti-Covid. Ricordiamo che a Ferragosto (tra la vigilia e la solennità), nell’hinterland di S. Severino, si sogliono assaggiare: la “pupatella” di melenzane sott’olio con acciughe salate; le palatelle – panini di forma allusiva ad entrambi i sessi (maschile e femminile – nell’indicare la fecondità) – in cui si pone la “pupatella” stessa; le pannocchie; il caciocavallo; il capicollo e la tipica milza. A Meuza ‘mbuttunata, che a Salerno si gusta (invece) il 21 settembre per S. Matteo. E poi, le rosse angurie. Che non mancano mai sulle tavole dei Sanseverinesi doc – quelli che si rispettano. Questo per quanto concerne l’antico Stato di Sanseverino – che comprende anche Castel S. Giorgio. Nel Nocerino, il 15 agosto è tempo di “incubatio” (di veglia): viene onorata e omaggiata, difatti, la celebre Madonna Assunta di Materdomini (Nocera Superiore). Anche l’antica ritualità dell’incubatio (un avvenimento soprattutto al femminile, con preghiere e invocazioni tutta la notte – almeno un tempo, una volta) implica attenzione etnografica ed antropologica. Teniamo d’occhio le antiche tradizioni – nell’attraversare il presente ed approdare (infine) al futuro.

ANNA MARIA NOIA

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